lunedì 24 giugno 2013

Mini quiche ricotta e spinaci




Ok....ok...le verdure sono importanti.
E' acclarato che facciano bene.
Sappiamo tutti che bisogna mangiarne tutti i giorni.
Mia madre, nonostante ormai da tempo abbia superato la maggiore età, mi ripete come una litania "mangia frutta e verdura" oppure "verdura, devi mangiare assai verdura!". Da quando, poi, sono sposata alla prima frase segue "ora che sei da sola la verdura non la mangi mai! Almeno quando stavi qui..."  Che poi mai madre ha sempre avuto la mano pesante con la verdura. Quando la pulisce e la prepara basterebbe per l'esercito della salvezza! Infatti non si sognerebbe mai di servirla in una semplice ciotolina o piatto piccolo....noooo, bisogna prendere quello grande da 27cm di diametro!
Insomma, credo abbiate capito.
Tutto 'sto preambolo per farvi capire l'origine di queste quiche.
Sono nate quasi per....necessità!
L'altro giorno, al mercato, compro gli spinaci.
Lo spirito e le parole di mamma echeggiano nella mia testa  "mangia tanta verdura...assai assai verdura!".
Insomma, torno a casa con la cassetta intera. Solo dopo, durante il lavoro di pulizia mi rendo conto di essere stata inebetita complatamente da anni di lavaggio del cervello.
Dopo averli preparati "nature"con limone, con burro (poco) e parmigiano, a frittata ecc... me ne avanzavano ancora un bel pugno.
Dal momento che adoro le torte salate ho approfittato per preparare delle deliziose mini quiche. Ottime anche fredde, dato il caldo del periodo. Comode da portar dietro per i pic nic che la stagione ci invoglia ad organizzare o per buffet tra amici.
Mamma non potrà dire che non mangio verdura.....



Mini quiche ricotta e spinaci

per la pasta esterna

Pate à foncer
di Michael Roux

250 gr farina
125 gr burro a pezzettini e morbido
un uovo intero
un cucchiaino di zucchero
mezzo cucchiaino di sale
40 ml di acqua fredda


Amalgamare tutti gli ingredienti, formare una palla, avvolgerla in pellicola e far riposare in frigo per almeno 30 min.

per il ripieno


500g di ricotta
300 g di spinaci
1 albume
30 g di parmigiano
un goccio di latte (circa un cucchiaio)
q.b. sale
q.b. noce moscata

amalgamare gli ingredienti, assaggiare e regolare di sale e formaggio prima di inserire l'albume.
1 uovo
1/2 bicchiere di panna fresca
1/2 bicchiere di latte
un cucchiaino di parmigiano
sale e pepe q.b.

rompere l'uovo ed amalgamarlo alla panna e al latte, se piace mettere del parmigiano il sale e il pepe.
NB. preparo sempre un uovo alla volta per fare in modo che non mi avanzi, se occorre preparatene due  raddoppiando, ovviamente panna e latte.

Assemblaggio

Tirare la pate à foncer allo spessore di tre millimetri e rivestire gli stampini da mini quiche.
Distribuite il ripieno di ricotta e spinaci, dopo un cucchiaio abbondante di composto uova/panna.
Io avevo anche della provola affumicata e ne ho messo qualche pezzetto.
Infornare a 180° fino a doratura (dipende dalle dimensione degli stampini).

lunedì 17 giugno 2013

La Chiffon cake

Non avete idea di quante volte l'abbia fatta e quante volte abbia cercato di fare una foto per poterla pubblicare su questo blog, IMPOSSIBILE! C'erano troppe cavallette in giro per casa e finiva sempre che la si tagliava ....vabbè...sarà per la prossima volta ...mi ripetevo. L'altro giorno ero sola, il parentado non era nei paraggi ed ho colto l'occasione!! Con la scusante che dolci per la colazione in dispensa non ce ne erano........  via......si va di Chiffon cake!
Una torta straordinaria, difficile che non piaccia. Adorata dai bambini perchè soffice all'inverosimile! Niente burro, solo olio, neanche tanto considerando la massa finale di dolce che si ricava.
La ricetta è della mia amica Angelica, conosciuta su un forum di cucina con il simpatico appellativo di "cozza" (ma lei è tutt'altro che "cozza" ve lo assicuro!).


Chiffon cake

ingredienti

285gr farina 00
200gr zucchero semolato
100gr di zucchero a velo
6 uova xl
195ml acqua
120gr olio semi mais
1 bustina lievito per dolci
1 bustina da 8 grammi di cremor tartaro
pizzico sale,scorza limone,bacca di vaniglia

procedimento

In una ciotola montare gli albumi con il cremor tartaro. Ben fermi ma ancora morbidi (non eccedete nel montarli atrimenti sarà difficile incorporali), in un'altro recipiente mettiamo la farina , gli zuccheri, i tuorli, l'acqua, l'olio, il lievito per dolci, gli aromi e mescolare bene fino ad ottenere una pastella omogenea. Incorporare gli albumi e versare nell'apposito stampo da chiffon cake NON IMBURRATO! Si tratta di uno stampo in alluminio a ciambella con il fondo amovibile, sulla sommità vi sono dei triangoli in alluminio utili per tenere il dolce sottosopra senza che la parte superiore del dolce tocchi il piano di lavoro, nel caso cresca altremisura lo giro poggiandolo sul collo di una bottiglia. In mancanza provate in uno stampo a ciambella ma non garantisco il risultato. Io per farlo ho preferito comprare lo stampo adatto e , a distanza di tempo, benedico ancora di averlo fatto!!
Cuocere a 160° per 10 minuti e a 170° per i successivi 40/50 minuti. Togliere del forno e capovolgerlo subito a testa in giù. Lasciatelo così tutta la notte. In questo modo la massa non collasserà su se stessa e l'interno resterà sofficissimo. Sformare delicatamente passando una spatola da dolci o la lama di coltello lungo i bordi dello stampo, capovolgete sul piatto, togliete la parte laterale dello stampo. Passate la stessa lama sul fondo ed eliminate anche quello(più difficile a dirsi che a farsi!) , cospargere di zucchero a velo e ...gustare!!!


lunedì 10 giugno 2013

Finocchi e mozzarella affumicata




Qualche giorno fa il neomarito mi porta dei finocchi...
Vi confesso che non mi fanno impazzire, forse perchè li collego alla dieta e alle parole del mio dietologo "finocchi a volontà"si.... appunto, ma è quella che manca...la volontà!
Li lascio lì in attesa di ispirazione ma oltre ad affettarli in una mega insalatona proprio non mi viene nulla in mente.
Poi ricordo di aver visto qualcosa riguardo i finocchi sul libro della chef Rosanna Marziale "Evviva la mozzarella!". Bene...proviamo! Ormai l'abito da sposa è entrato, non mi faccio tanti scrupoli di coscienza! Ahahahah!!
La ricetta è di un buono incredibile. Credetemi!!



Finocchi e mozzarella affumicata
di Rosanna Marziale- dal libro "Evviva la mozzarella!"

ingredienti

300gr di mozzarella affumicata
4 finicchi di media grandezza
80gr di burro
2 dl di panna
30 gr di Grana Padano grattugiato
sale, pepe

Preparazione

Pulite i finocchi, lavateli e tagliateli a spicchi (i miei erano circa 1 cm di altezza). Lessateli in acqua salata per 30 minuti (io dopo 15 min li ho scolati perchè erano già cotti). Scolateli e fateli rosolare in 40gr di burro, regolate di sale e spolverizzate di pepe.
Adagiate i finocchi in una pirofila ben imburrata, sistematevi sopra le fette di mozzarella affumicata e ricoprite con la panna, il Grana e il burro rimanente. Fate cuocere in forno preriscaldato a 200° per 10 minuti. Servire subito.

lunedì 3 giugno 2013

Gli spaghetti con i "purpetielli"

foto di copertina del libro "Polpo" di Russel Norman

Splendida questa dissertazione sul polpo di Jeanne Carola Francesconi dal libro "La cucina Napoletana":

"Il polpo vivo è orrendo a vedersi, però se appare cotto sulla vostra mensa, le sue qualità negative scompariranno d'incanto: quasi sembrerà un bellissimo fiore rosa violaceo con i sepali accartocciati, che, quando comincerete a gustarlo meriterà i più entusiastici apprezzamenti. Attenzione però che questo polpo sia "verace" (vero) e che abbia due file parallele di ventose sui tentacoli, sicuro segno di riconoscimento; ché se ne avesse una sola fila sarebbe un volgare "sinisco", abitatore dei bassifondi anziché degli scogli, come il suo nobile parente.
La differenza, però, non è tutta qui: il verace si ammanta di una veste maculata di marrone con preziose sfumature rosa, mentre l'umile sinisco, si accontenta di un meno raffinato e vivace paludamento.
Spiega un vecchio pescatore di Pozzuoli che tra le due razze non vi sono assolutamente rapporti, in tanto e lontane sfere essi vivono; ognuno se ne sta per conto suo e si ignorano a vicenda.
Sia detto, tuttavia, a difesa del povero modesto sinisco che, anche se esso ha meno profumo di quello verace, non è poi addirittura da disprezzarsi. In mancanza del più gustoso suo simile, potreste accettarlo, specialmente se sarà affogato in un sugo in cui l'olio e il pomodoro mescolati alla sua naturale, se pur limitata fragranza, lo avranno avvolto con l'aglio e il prezzemolo, in un saporito guazzetto. Lessato alla "luciana" e condito soltanto con olio e limone non saprei consigliarvelo: tanta semplicità dovrebbe essere unico appannaggio del più profumato "verace".
Perfino nel modo di farsi catturare v'è diversità fra le due specie: il "sinisco", abitando più al largo, viene banalmente pescato dai percherecci con la rete mentre il polpo verace, specialmente attratto dal bianco, viene adescato da una candida piumetta, o da un cencio parimenti bianco, collocato al centro di una piccolissima ancora a cinque bracci che si chiama "filatiello". E può anche pescarsi con un'anfora di creta (la "mummarella") pure dipinta di bianco e contenente pietre altrettanto candide, che si cala sul fondo attaccata ad una corda presso una roccia.



Il "verace", se la vede, la vuota dei ciottoli e vi si istalla come in un comodo nido, e il pescatore, avvertito dalle pietre sparse all'intorno, tirando su la "mummarella", lo cattura. Ma v'è un terzo modo col quale l'aristocratico polpo, finendo in bellezza, dà luogo ad un eccezionale spettacolo.
Avete mai visto nell'incanto di una notte d'estate occhieggiare tremolanti sul mare del golfo di Napoli, mille e mille luci in lunghe file o a gruppi? E' uno spettacolo fantastico che incanta chi lo guardi da terra. Sono le "lampare". Ma ancora più suggestivo è vedere passare lungo la costa una barca isolata che avanza lentamente nel buio, illuminando un breve tratto di mare con la sua lampada fissa sulla prua. Il mare diventa in quel punto d'argento, contrasta con la sagoma oscura della barca e, a tratti, si vedono muoversi e chinarsi misteriose le ombre dei pescatori, emergere nel cerchio illuminato un viso subito scomparso, balenare un "lanzaruto". E ieratici gesti e luccichio sono accompagnati in cadenza dal lento e sordo tonfo dei remi, unico a rompere l'assoluto silenzio. Di colpo scatta il "lanzaruto", si mmerge nell'acqua in un breve ribollire di spuma leggera, riemerge gocciolante di argento. e non si ha nemmeno il tempo di vedere se abbia catturato la preda che è già scomparso nel buio. Con esso lentamente si allontana l'ombra dela barca preceduta dal suo cerchio di luce e il mare si spegne, ma vi resta in fondo all'animo il ricordo di una fuggevole visione di incomparabile bellezza. "


Il polpo è sempre molto apprezzato a casa mia... all'insalata,  con le patate, ma festa grande è quando lo si prepara pomodorini. Ci condiamo gli spaghetti...deliziosi!
Per questa ricetta servono dei polpi veraci piuttosto piccoli (dovrebbero pesare circa 100 gr l'uno). I miei erano un pò più grandicelli, circa 150 gr ma il loro dovere l'hanno fatto bene!


Spaghetti con i "purpetielli"
ingredienti
per 4 persone

350 gr di spaghetti (io vermicelli)
8 polpi veraci da 100 gr l'uno
300gr  di pomodorini
olio extravergine di oliva 8 cucchiai
uno spicchio di aglio
sale, prezzemolo, peperoncino q.b


Procedimento

in una casseruola (meglio se di terracotta) sfriggere l'aglio nell'olio con i gambi di prezzemolo e il peperoncino (io quest'ultimo preferisco non metterlo).
Eliminare l'aglio e calare i polpi.
Incoperchiare e lasciar cuocere una decina di minuti.
Aggiungere i pomodorini e continuare la cottura fino a quando trapassando il polpo con la forchetta lo stesso non risulti morbido.
Lessare al dente gli spaghetti e calarli nella pentola con i polpi. Girare ben bene , cospargere di prezzemolo tritato e servire subito.


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