E' stata una sofferenza non poterle mangiare per tanto tempo. Il pericolo dell'anisakis mi aveva portato a rinunciarvi. Sia a casa che al ristorante. Era più forte di me.
Ma leggendo attentamente di questo parassita, era ben chiaro il fatto che il grazioso ospite* non sopravvivesse se sottoposto ad una cottura almeno a 60 gradi di temperatura, oppure in seguito ad abbattimento in negativo dopo 96 ore a -15° C, 60 ore a -20° C, 12 ore a –30° C, 9 ore a -40° C.
Complice l'abbattitore, le ho fatte, e me le sono gustate con del buon pane casereccio.
L'alternativa è il normale congelatore di casa ma, secondo me, perdono in struttura. Si ammorbidiscono troppo.
Alici marinate
500gr di alici freschissime
una tazzina da caffè di aceto di vino bianco
il succo di due limoni
prezzemolo, aglio, peperoncino q.b.
olio extravergine di oliva q.b.
Preparazione
Pulire le alici e togliere testa, lische e interiora, lavatere e far ben scolare.Disporle su una teglia e abbattere in negativo a -20 per 60 ore. Toglierle dal congelatore e farle scongelare dolcemente in frigorifero. Mettere le alici in una pirofila a strati con un il limone e l'aceto. Lasciatere il tutto per circa 5 ore, fino a quando le alici diventano bianche. Dopo colare le acciughe, poggiarle su canovaccio e tamponarle bene.
Disporle in una pirofila alternando le alici marinate con aglio, prezzemolo, peperoncino e olio, fino ad esaurimento degli ingredienti.
E per saperne di più....
* L'
Anisakis simplex è un nematode normalmente presente come
parassita intestinale in numerosi mammiferi marini (delfini, foche, etc.) ed
ospite intermedio, nel suo stadio larvale, di molti pesci tra cui tonno,
salmone, sardina, acciuga, merluzzo, nasello e sgombro. L'anisakis è
estremamente diffuso, poiché è presente in più dell'85% delle aringhe, nell'80%
delle triglie e nel 70% dei merluzzi.
Questi nematodi migrano dalle viscere del pesce alle sue carni se, quando
catturato, non viene prontamente eviscerato. Quando l'uomo mangia pesce infetto
crudo, non completamente cotto o in salamoia, le larve possono impiantarsi sulla
parete dell'apparato gastrointestinale, dallo stomaco fino al colon. Per
difendersi dai succhi gastrici, attaccano le mucose con grande capacità
perforante, determinando una parassitosi acuta o cronica. La parassitosi acuta
da anisakis insorge già dopo poche ore dall'ingestione di pesce crudo e si
manifesta con intenso dolore addominale, nausea e vomito.
Le forme croniche sono diverse, possono mimare svariate malattie
infiammatorie e ulcerose del tratto intestinale oppure coinvolgere altri organi
come fegato, milza, pancreas, vasi ematici e miocardio. Possibili anche reazioni
allergiche fino allo shock anafilattico, a causa della sensibilizzazione alle
proteine antigeniche termoresistenti del parassita.
La cura dell'Anisakis richiede molto spesso l'intervento chirurgico, per
asportare la parte dell'intestino invasa dai parassiti.
Come evitare l'anisakis
Una circolare del ministero di sanità del 1992, ancora in vigore, obbliga chi
somministra pesce crudo o in salamoia (il limone e l'aceto non hanno alcun
effetto sul parassita) ad utilizzare pesce congelato o a sottoporre a
congelamento preventivo il pesce fresco da somministrare crudo. Infatti
l'anisakis e le sue larve muoiono se sottoposti a 60 gradi di temperatura,
oppure dopo 96 ore a -15° C, 60 ore a -20° C, 12 ore a –30° C, 9 ore a -40°
C.
I pericoli maggiori provengono dai ristoranti e dal consumo casalingo.
Purtroppo non tutti i ristoranti seguono queste indicazioni, poiché i casi sono
in aumento e la causa è spesso da imputare ad alici marinate, evidentemente non
sottoposte a congelamento preventivo.
Se pensate che il rischio anisakis sia molto basso e gli allarmismi siano
eccessivi, sappiate che
ogni settimana vengono
ritirate
dal mercato partite di pesce infestato dal parassita, e stiamo parlando
di pesce fresco italiano e di provenienza estera.
Per evitare contaminazioni, consigliamo di seguire questi semplici
consigli:
- assicurarsi sempre che nel ristorante in cui si mangia pesce crudo o
marinato questo venga preventivamente sottoposto a trattamento termico adeguato;
- evitare il consumo di pesce crudo in ristoranti cinesi "travestiti" da
giapponesi, che stanno proliferando in questi anni;
- nel consumo casalingo di pesce crudo, acquistarlo fresco e congelarlo per
almeno una settimana nel congelatore a -18 gradi. Il pesce prontamente
eviscerato (come il salmone di allevamento) è più sicuro di quello venduto con
le viscere;
- prestare particolare attenzione alle specie a rischio, come lo sgombro, le
sardine, il tonno e il pesce azzurro in genere.
(fonte
cibo360.it)