Finalmente ci sono riuscita! È da tanto tempo che ammiro i
sigilli in cioccolato del pasticcere francese Amaury Guichon, mi stuzzicava l'idea di usarli per personalizzare i dolci.
Mi sono procurata i timbri e ci ho
provato.
Inizialmente con risultati pessimi. Un papocchio mostruoso lontano
anni luce dai sigillo di Guichon il quale si è sempre guardato bene dal
rivelarne la tecnica.
Poi ci ho riflettuto. Ho giocato sulle temperature e ci
sono riuscita. Se volete provarci cominciate a mettere i timbri e una lastra di
marmo o metallo pesante in congelatore, prendete un foglio di acetato e del
cioccolato fondente.
Temprare il cioccolato. Io l'ho fatto con il mycryo.
Ho sciolto a bagnomaria il cioccolato fondente ponendo attenzione che non superasse i 50/55° (per il cioccolato al latte o bianco 45/50°).
Ho portato la temperatura a 35° ed ho aggiunto l'1% di mycryo (esempio: 100gr di cioccolato = 1 gr di mycryo). Mescolare e utilizzare a 32°.
Mettete il foglio di acetato sulla lastra di marmo ben
fredda. Riempite un conetto di carta con il cioccolato temperato e create degli
spuntoni di 1 cm di diametro. Aspettate pochi secondi e timbrate con il timbro
congelato. Tre secondi di pressione e alzate il timbro. Avrete il vostro
sigillo pronto per personalizzare le vostre creazioni. Cosa aspettate?
Mettetevi all'opera!
PS: per il temperaggio tradizionale vi rimando al post della mia cara amica Pinella.
Pierre Hermé è un genio della pasticceria, un Dio sceso in terra e noi pasticcioni amatoriali innanzi alle sue opere restiamo sbalorditi come rapiti dalla Sindrome di Stendhal.
Dio Pierre.
Non vive sull'Olimpo ma sul pianeta 'Macaron', tutto ciò che tocca si trasforma in un lussurioso peccato di gola.
Oggi tocca a lui perché è protagonista del contest indetto dalla mia cara amica Pinella" DOLCI D'AUTORE "
Si tratta di scegliere un dolce del sopracitato Maestro e interpretarlo a nostro piacimento, chi vincerà parteciperà al suo corso ad ottobre all'Hangar78.
Io ci ho provato.
Ho acceso il forno nonostante una calura insopportabile.
Ho sgarrato la dieta che...non vuoi assaggiare com'è venuta?
Ho cercato disperatamente la pectina gironzolando in una macchina a 758426589°C di temperatura e mi sentivo avvolta dal tema di Morricone "Il buono, il brutto e il cattivo" ogni volta che entravo in un negozio....
Mi sono sentita avvolta dai Queen con "We are the champions" quando l'ho trovata....
insomma....io lo sforzo l'ho compiuto, ora Pierino, pensaci tu!
Tarte infiniment vanille di Pierre Hermé dal libro "Best of"
Composizione della Tarte:
Guscio di pasta sablée rettangolare
Ganache alla vaniglia
Biscuit cuillère
Placca di crema di mascarpone alla vaniglia
Quenelle glassate
Meringhette, oro alimentare, vaniglia in polvere
Ingredienti
PASTA SABLÉE
75g di burro morbido 15g di farina di mandorle 50g di zucchero a velo 0,5 g di vaniglia in polvere 1/2 uovo 0,5 g di fior di sale 125g di farina 00
Procedimento
Lavorare in planetaria il burro morbido con lo zucchero, il sale e la vaniglia in polvere. Appena il composto è omogeneo unire l'uovo, successivamente le farine. Non lavorare eccessivamente l'impasto. Stendere la pasta allo spessore di 2,5 mm tra 2 fogli di carta forno e riporre in frigorifero per almeno sei ore.
Preriscaldare il forno a 170 °C. Coppare il rettangolo e le strisce laterali,foderare il rettangolo microforato leggermente imburrato e lasciar cuocere per circa 30 minuti.
BISCUIT CUILLÈRE
2 albumi 2 tuorli
45g di zucchero semolato 25g di farina 00 25g di fecola di patate
Procedimento
Preriscaldare il forno a 230°C Montare a neve ben ferma gli albumi con lo zucchero. Aggiungere i tuorli precedentemente sbattuti agli albumi montati a neve, mescolate delicatamente.Setacciare la farina e la fecola e incorporarli all'impasto con l'aiuto di una spatola con un movimento dal basso verso l'alto. Stendere il composto su un foglio di carta da forno ad una altezza di 1/2 cm. Infornare e lasciare cuocere per circa 6/8 min. Una volta sfornato coppate la sagoma rettangolare che vi servirà da inserto quindi leggermente più piccola dello stampo usato per il guscio di pasta frolla.
CREMA INGLESE ALLA VANIGLIA
250g panna fresca 1 bacca di vaniglia Madagascar 2 tuorli 65g di zucchero semolato 2 fogli di gelatina
Procedimento
Immergere la gelatina in acqua fredda per 10 minuti. Portare la temperatura della panna a 50°, immergere la bacca di vaniglia e tenere in infusione per 30 minuti, trascorso il tempo rimuovere la bacca di vaniglia. Mescolare i tuorli con lo zucchero. Portare la panna ad ebollizione e versarla sul composto di uova e zucchero. Mescolare e rimettere sul fuoco portando la temperatura fino a 85 °C. Aggiungere la gelatina strizzata, mescolare bene e passare al setaccio. Fare raffreddare.
CREMA DI MASCARPONE ALLA VANIGLIA
225 g di crema inglese alla vaniglia 150g di mascarpone
Lavorare il mascarpone con le fruste elettriche e aggiungere una parte della crema inglese, mescolate e aggiungete la restante crema inglese. Lasciare montare. Utilizzare subito. Con l'aiuto di una sac a poche riempire una fascia rettangolare alta 1 cm e lo stampo quenelle di Silikomart e porre in abbattitore o freezer fino a consolidamento. Sformare le quenelle e metterle su una griglia per dolce. Glassare con la glassa bianca alla vaniglia.
SCIROPPO ALLA VANIGLIA 100g di acqua naturale minerale 1/2 bacca di vaniglia Madagascar 1 cucchiaino di estratto di vaniglia 50g di zucchero 5g di rum
Incidere la bacca di vaniglia ed estrarre i semi, metterli nell'acqua e zucchero e portare ad ebollizione. Lasciare raffreddare e aggiungere 5 gr di rum
GANACHE ALLA VANIGLIA
115g di panna fresca 1,5 g di bacca di vaniglia Madagascar 2 g di estratto di vaniglia naturale senza alcool 0,5 di vaniglia in polvere 125g di cioccolato bianco
Procedimento
Sciogliere il cioccolato a bagnomaria. Incidere una bacca di vaniglia e immergerla nella panna. Portare tutto a 50°C. Lasciare riposare l'infuso per 30 minuti. Togliere la bacca e fare bollire la panna con l'estratto e la polvere di vaniglia. Versare la panna sul cioccolato e mescolare. Frullare con un mixer ad immersione ed utilizzare subito.
GLASSA BIANCA ALLA VANIGLIA 50g cioccolato bianco 15g zucchero semolato 0,5 g pectina 30g acqua minerale 20g panna 1/2 bacca di vaniglia 2g biossido di titanio (in farmacia o nei negozi specializzati)
Procedimento
Mescolare lo zucchero con la pectina.Sciogliere il cioccolato bianco a bagnomaria, fare bollire la panna,la vaniglia e l'acqua, eliminare la bacca e aggiunge la miscela zucchero/pectina. Portare ad ebollizione e versare sul cioccolato. Mescolare accuratamente. Aggiungere il biossido di titanio e lisciare con un mixer ad immersione.
Composizione della Tarte:
Guscio di Pasta Sablé
Ganache alla vaniglia
Biscuit cuillère
Placca di crema di mascarpone alla vaniglia
Quenelle glassate
Meringhette, oro alimentare, vaniglia in polvere
Riempire per 2/3 il guscio di pasta frolla con la ganache alla vaniglia e inserire il biscuit cuillère inzuppato di sciroppo alla vaniglia. Abbattere o congelare. Glassare la placca rettangolare e le quenelle con la glassa a 35°C Adagiare la placca sul bisquit e allinearvi sopra le quenelle alternandole a piccole meringhe, foglia oro e polvere di vaniglia. E se vi capita tra le mani una farfallina di ghiaccia....posatela a caso sul dolce.
La Meringa, nelle sue varie tipologie è una delle
preparazioni base della pasticceria.
Come scrive Massari nel su libro "Non
solo zucchero vol.1"in riferimento a questa preparazione: "L'unica cosa sicura è il cognome del pasticcere
che l'ha inventata, vissuto nel 1700, ovvero Gasparini, che pare abbia creato la meringa per un'illusione
d'amore. Meno sicuro il nome della città in cui ebbe origine questo dolce straordinario e da cui prese il nome: pare che sia la cittadina svizzera di Meiringen. Siccome poi, almeno per il momento, non è ancora vietato sognare,
aggiungo che la motivazione che ha spinto Gasparini a creare questo dolce pare
sia il sogno di un amore. Si ritiene, infatti che questo pasticciere si fosse
invaghito della principessa Maria, figlia del re polacco Stanislaus Leszczynski e promessa sposa di Luigi X. Alla principessa, a dire il vero,
l'arte pasticciera di Gasparini e le sue creazioni piacevano molto, ma non è
dato sapere fin dove si spingesse la sua stima. Circa la nascita della meringa
ci sono però due leggende discordanti che viaggiano in parallelo: la prima
narra che la principessa Maria incontrò Gasparini a Meiringen, durante un
soggiorno estivo, e che da questo incontro nacque la dolcezza che tutti
conosciamo. La seconda racconta invece di come il pasticcere si sia stabilito
alla corte della principessa, che dalla città Mehrinyghen, nella Germania
orientale, dovette emigrare in Francia. Sembra quindi che il nome meringa fa
tributo al dolce di Gasparini nel castello di Versailles. Se poi derivi da Meiringen o Mahrinyghen o, come sostiene una terza teoria, dalla parola
Fiorentina merenda, è una questione molto dibattuta ma che va lasciata agli
storici". Abbiamo vari tipi di meringhe e ne leggerete ampiamente sul calendario del Cibo Italiano. Io vi parlo della Meringa Svizzera. Una meringa che amo e che mi consente di
creare piccoli soggetti per arricchire i miei dolci e che al palato
è compatta ma scandalosamente friabile e deliziosa. Con il metodo svizzero si
scaldano zucchero albume a bagno maria o direttamente sul fuoco mescolando in
continuazione con una frusta, ponendo attenzione perché non si attacchi alle
pareti, fino da temperatura di 60°
per continuare poi a montare in planetaria finché la massa diventerà tiepida. La meringa preparata con il
metodo svizzero è idonea per prodotti che devono
mantenere correttamente le forme nello sviluppo e nella cottura. E quindi
ottima per creare oggetti decorativi: animaletti, funghi, frutta, ecc...
Come i piccoli uccellini che ho realizzato io a guarnizione di un semplice dolce domenicale.....
Meringa Svizzera di Iginio Massari Non solo zucchero vol.1 albume gr.500 zucchero semolato gr.1000 Scaldare zucchero albume a bagno maria o direttamente sul fuoco mescolando in continuazione con una frusta, ponendo attenzione perché non si attacchi alle pareti, fino da temperatura di 60°, continuare poi a montare in planetaria finché la massa diventerà tiepida. Scaldare il forno a 140°. Modellare i soggetti e infornare abbassando la temperatura a 110°. Ogni tanto aprire lo sportello del forno al fine di consentire l'uscita del vapore. Quando sono cotte spegnere il forno e lasciarle all'interno fino a completo raffreddamento.
Eccomi di corsa a partecipare alla sfida n.66 dell'MTChallenge. Questo mese ho davvero corso il rischio di non farcela. Anche un semplice uovo al tegamino mi è sembrata un'acrobazia!
I Rolls però non potevo perderli, io che amo i finger food, io che potrei ingurgitarne una quantità indecente, io che non capisco mai al primo assaggio e sono costretta a fare il secondo...e il terzo...massì anche il quarto...
La bravissima Giovanna, vincitrice della precedente sfida sul Sartù ha proposto l'argomento e io ho pensato a questi:
Rolls con crema di asparagi e brie su pane croccante- da un'idea di Sigrid Verbert
Mini piadine con rolls di prosciutto crudo, stracchino e rucola dello chef Luca Montersino
Rolls di sfoglia di mozzarella con ricotta di bufala e datterini su mini tarallo sugna e pepe
Rotolini di frittata con crema di asparagi e brie
Ingredienti
6 uova
u1 dl di panna
un cucchiaio di erba cipollina
sale e pepe q.b.
procedimento
realizzare una frittata sottile e far raffreddare
Per la crema di asparagi
350gr di asparagi
200 gr di ricotta
un cucchiaio di burro morbido
sale e pepe q.b.
fettine sottili di brie
procedimento
Pulite gli asparagi e sbollentateli in acqua salata per 1 minuto. Scolateli. Tagliate le punte e mettetele da parte. Tagliate il resto degli asparagi a pezzetti e rosolarteli in padella con il burro finché siano teneri.Fateli raffreddare e frullateli insieme alla ricotta, con sale e pepe.
Composizione del roll
Su ogni frittata spalmate due/ tre cucchiai di crema, coprite con le fettine di brie e arrotolate aiutandovi con la pellicola, Abbattete per una mezz'ora. Tagliate a rondelle. Intanto coppate dei dischi di pan brioche e tostateli. Adagiate ogni rondella su un disco di pan brioche. decorate con la punta di asparago e servite.
Mini piadine con crudo, stracchino e rucola
per le piadine
Ingredienti
150 gr di farina 00
60 gr di latte intero
40 gr di sugna
4 gr di lievito istantaneo per torte salate
2 gr di sale
procedimento
impastate tutti gli ingredienti, coprite con pellicola e fate riposare in frigo per due ore. Trascorso il tempo di riposo stendete l'impasto a due/tre millimetri e coppate dei dischetti. Cuocete i dischetti su una padella antiaderente. Far raffreddare.
Per il roll
8 fette di prosciutto crudo non eccessivamente sottili
200 gr di stracchino
rucola fresca q.b.
Olio extravergine di oliva q.b.
Pepe nero q.b.
procedimento
Stendete le fettine di prosciutto a formare un rettangolo, spalmate con stracchino e adagiarvi sopra la rucola. Avvolgete stretto a formare un filoncino aiutandovi con la pellicola. Abbattete per 30 minuti e tagliate a rondelle.
Composizione
Sulla mini piadina adagiate il roll. Decorate con olio, pepe rucola.
Roll di mozzarella su tarallino sugna e pepe
Ingredienti
Mozzarella da 250/300 gr
ricotta di bufala q.b.
pomodorini datterini a fettine sottili q.b
tarallini sugna e pepe piccolissimi o tarallini pugliesi q.b.
procedimento
Sciogliete al microonde la mozzarella. Fermate e controllate il suo scioglimento ogni 15 secondi,. Quando sarà plastica modellate una sfoglia e fate raffreddate. palmate sulla sfoglia la ricotta e le fettine di pomodoro. Arrotolate. Fate riposare mezz'ora in abbattitore o freezer. Tagliate a rondelle e adagiate ogni rolls su un tarallino.
Faccio parte dell'allegra compagnia dell'MTChallenge da giugno. Una community nella quale ci si sfida ogni mese su una ricetta, il vincitore propone la ricetta del mese successivo eccosivvia. Tutto abilmente orchestrato e pipponizzato da lei, la Lady più fashioned del web. Una Lady di ferro che a paragone Margareth Thacher è Mary Poppins e alla quale non va giù il mio incredibile, stupefacente e scioccante intuito. E' così. Sapevatelo tutti. Ma ora vi spiego. Il giorno prima del lancio della nuova sfida la Lady di cui sopra ci "regala" degli indizi utili per indovinare la ricetta sulla quale lavoreremo. Sappiate che decifrare questi indizi è semplice quanto decodificare la Lineare A. Questo vale per tutti i membri della community ma non per me. La novella Sibilla Campana. Il mio intuito, la mia capacità logica, un'autostima perennemente in crescita associata ad una cultura nettamente superiore alla media, alle congiunzioni astrali favorevoli e unitamente alla benedizione di Morgan dopo una trentina di shortini fanno si che ci vada talmente vicina da mettere in crisi l'intera organizzazione e costringere "i piani alti" a cambiare di fretta e furia l'argomento della sfida. Così è stato per gli anacardi in passato e così anche questa volta. La bravissima Marina esecutrice e vincitrice della sfida sulle Terrine (vittoria che io avevo OVVIAMENTE preannunciato) sicuramente aveva proposto un piatto greco, la backlava, divenuto Sartù dopo la mia predizione. Mi temono. Ovvio. Ecco i tre indizi: cosa lega i figli di Jackie Kennedy (sposata in seconde nozze al greco Onassis) -primo indizio-
la fila interminabile al WC (Grecia= maledizione di Tutankhamon ovvero diarrea del viaggiatore)-secondo indizio-
e il burka (i mille strati della baklava)? -terzo indizio-
La Grecia, o meglio, la baklava! Risposta esatta. Standing ovation! Invece....Sartù, che siete fortunati che lo adoro, quindi ci passo su, ma mi chiedo il perché di questo plateale sabotaggio. Questa cosa deve da finire! Vediamo di non pigliarci più collera....
Il mio sartù non parla greco, metterci dentro la feta e roba simile non mi ispirava. Sono rimasta nella mia terra ed ho unito il riso carnaroli ad un capolavoro che tutte le papille gustative dovrebbero provare almeno una volta nella vita: gli spaghetti alla Nerano.
Zucchine fritte (fritte, non semi bollite, fritte!), provolone del Monaco, parmigiano, bebè di Sorrento e tanto basilico. Lo svenimento è incluso nella ricetta.
Sartù alla Nerano
ingredienti per uno stampo da 22 cm di diametro
per il riso
600gr di riso Carnaroli
100 gr di burro
brodo vegetale leggero
1/2 bicchiere di vino bianco
4 cucchiai di provolone del Monaco
50 gr di burro
2 uova intere
per la farcitura
2 kg di zucchine
pane raffermo
provolone del Monaco
parmigiano
scamorza o bebè di Sorrento
basilico q.b.
sale
1 uovo intero
fior di latte di Agerola
per la bechamelle
60 gr di burro
60 gr di farina
1 litro di latte intero fresco
provolone del Monaco
sale
burro e pangrattato per ungere lo stampo
procedimento
Tagliare a rondelle le zucchine. Con un paio di cucchiaiate realizzare delle polpettine unendovi la mollica del pane raffermo bagnata in acqua e strizzata, un uovo, basilico, sale e provolone del monaco. Passarle nel pangrattato e friggerle.
Risottare il riso, tostarlo con il primo etto di burro, sfumare con il vino, aggiungere gradatamente il brodo caldo fino ad arrivare a due terzi della cottura. Spegnere e mantecare con 50 gr di burro e tre/quattro cucchiai di provolone del Monaco. Aggiustare di sale. Una volta intiepidito aggiungere le due uova intere.
Preparare la bechamel. Fondere il burro in una casseruola, unire la farine e il latte tiepido. Portare ad ebollizione per due/tre minuti. Aggiungere il provolone del Monaco.
Imburrare lo stampo da sartù e spolverarlo di pangrattato. Inserire il riso tiepido a formare uno strato di un cm sul fondo e salendo i bordi. Cominciare a farcirlo alternando strati di zucchine fritte, polpettine, fiordi latte, i formaggi grattugiati, qualche foglia di basilico e qualche cucchiaiata di bachamel. Ancora uno strato di riso di un cm e poi nuovamente la farcitura. Chiudere con uno strato di riso.
Infornare a 220° per 35/40 minuti. Attendere che si intiepidisca e rovesciarlo sul piatto di portata. Servirlo a fette con la bechamel al provolone del Monaco.
Non so voi ma io ho pochissimi ricordi di quando ero piccola.
Mi è capitato più volte di parlare con persone che hanno un ricco bagaglio di aneddoti legati alla propria infanzia.
Posso con assoluta certezza affermare che, non essendo capace di risalire alla mia memoria fetale, il mio primo ricordo è legato alla festa del mio primo compleanno. Un flash nel quale sono circondata dalle "gambe" delle persone e ricordo una donna, probabilmente mia madre, che reggeva un grande vassoio bianco rettangolare di cui io, ovviamente, vedevo solo il fondo. Era la torta Paperino.
Da quel momento il buio, fino almeno ai 5-6 anni di età.
Ma se i ricordi d'infanzia non sono numerosi e nitidi, alcune "sensazioni" di quel periodo lo sono.
Ricordo il risveglio la mattina, la luce in una casa sempre baciata dal sole al punto da riempire le stanze di una luce abbagliante. Ricordo il tragitto dalla stanza alla cucina, la radio sempre accesa ed il mio attraversare il corridoio sentendo un profumo intenso di zucchero e vaniglia.
Erano i dolci che sfornava mia madre. In genere preparava biscotti di pasta frolla, il panettone, la ciambella o la torta Margherita, la mia preferita.
Il ricordo di questi profumi, della luce accecante, della radio e del sorriso di mia madre mi sono cari e mi riportano a sensazioni di intensa felicità.
Questa torta margherita è la ricetta di mia madre ed ha sicuramente più di cinquant'anni. Pochi ingredienti, profumata e dalla consistenza perfetta, morbida per più giorni nonostante la totale assenza di grassi. Perfetta per la Giornata Nazionale della Torta Margherita indetta dal Calendario del Cibo Italiano
Se volete regalarvi un attimo di felicità, provatela.
Torta Margherita
ingredienti per una teglia circolare da 26/28 cm
5 uova intere
250 gr di zucchero
125 gr di fecola di patate
buccia grattugiata di un limone
succo di 1/2 limone
procedimento
Separare i tuorli dagli albumi. Montare gli albumi a neve e i tuorli con lo zucchero, la buccia e il succo di limone.
Incorporare la fecola alla montata di tuorli e successivamente unire gli albumi avendo cura di non smontare il composto. Imburrare e inzuccherare una teglia circolare e versarvi il composto.
Cuocere a 180°. Fate la prova stecchino per verificare la cottura che sarà, approssimativamente di 35/40 min. Appena uscita dal forno la torta tenderà a riposarsi leggermente, non preoccupatevi, è normale. Formerà una goduriosa crosticina croccante di zucchero, l'aspetto sarà irregolare ma è una sua caratteristica. Spolverate di zucchero a velo quando è fredda.
In questo caso ho sperimentato una cottura diversa, usando una striscia da cottura comprata a New York appositamente studiata per mantenere il composto versato nelle tortiere freddo ai bordi della teglia, dove solitamente le torte cuociono di più creando il fastidioso bordo che lo rende meno appetibile della parte centrale. Con questa striscia, precedentemente inumidita, la torta cuoce più uniformemente e anche il bordo è morbido come il centro della torta.
Eccoci alla sfida n.64 dell'MTChallenge che ha come protagonista La Terrina, argomento scelto dalla favolosa Giuliana, vincitrice della precedente sfida sul pollo fritto, che di terrine, fatemelo affermare con assoluta convinzione, se ne intende. Grande Maestra di cucina. Da lei ho appreso tanto, non solo in termini di ricette ma di stile e arte di ricevere. Mi ha insegnato e fatto amare non solo le terrine, che prima di lei "queste sconosciute", ma anche le bavaresi, che quella al vin santo ancora genera "la Ola" in famiglia, mi ha scioccato con la selvaggina, mi ha stupito con i suoi pranzi, mi ha incuriosito con abbinamenti che mai avrei osato e che dalle mie parti non si è soliti vedere in tavola. Mi ha fatto sudare sette camicie per questa terrina perché mica lo sapevo io che era così rognoso foderare una terrina con i peperoni? Lo è ma ne vale la pena quindi grazie Giuliana...
La sfida prevede la pubblicazione di un numero massimo di due terrine, semplici oppure in crosta con almeno due complementi fatti in casa. L'occasione è stata perfetta per provare una terrina dello chef Mario Di Remigio che mi incuriosiva da tempo sia per la sua composizione che per la tecnica di cottura effettuata sottovuoto e a bassa temperatura. La terrina di pollo ai tre peperoni. Come accompagnamento ho realizzato due creme che si sono sposate perfettamente alla terrina. La prima è una crema fatta con il liquido dei peperoni (che i buoni insegnamenti di mammà "non si butta via niente" sono sempre lì a far capolino), l'altra è una crema di provola di bufala affumicata e zafferano della chef Rosanna Marziale che mi ha visto mugolare all'assaggio per una decina di minuti buoni (vi prego FATELA!).
Terrina di pollo ai tre peperoni
di Mario Di Remigio
500gr di petti di pollo
150gr di panna fresca
210gr di peperoni rossi
210 gr di peperoni gialli
210 gr di peperoni verdi
10 gr di gelatina in fogli
75 gr di olio extravergine di oliva
aglio, sale, pepe, origano, timo q.b
Procedimento
Rosolare i peperoni in forno, spellarli e raffreddarli velocemente. Recuperare il liquido rilasciato in cottura. Foderare la terrina con metà circa dei peperoni, alternando i colori. Pulire i petti di pollo e dividerli in tre parti uguali. Unire una parte del pollo ai peperoni rossi conditi con sale e aromi, raffreddarli a 1°C e frullare per un minuto. Aggiungere 50 gr di panna e 25 gr di olio e dare una breve frullata per amalgamare il tutto. Passare al setaccio. Ripetere l'operazione per i peperoni gialli e verdi.
Introdurre nella terrina uno strato di farcia di peperoni rossi, qualche falda di peperone rosso, sale, aglio e la gelatina appena inumidita ma non ammollata (questo farà si che assorbirà maggiormente i liquidi che si formeranno in cottura). Ripetere la stratificazione con il peperone verde e quello giallo, sempre intervallandoli da falde di peperoni, sale, aglio e gelatina.
Raffreddare a -1°C al cuore, imbustare sottovuoto e cuocere a bassa temperatura, 65°, fini al raggiungimento di 65°C al cuore. Raffreddare immediatamente.
Ottima come antipasto.
Crema di peperoni e alici
ingredienti
Mezzo bicchiere di liquido rilasciato dai peperoni
una alice sott'olio
mezzo cucchiaino da caffè di senape
una punta di xantana
olio extravergine q.b
procedimento
Montare il liquido dei peperoni con il filetti di alice e la senape versando l'olio a filo. Per dare maggior struttura ho aggiunto una punta di xantana (ma non è indispensabile).
Crema alla provola di bufala affumicata e zafferano
di Rosanna Marziale dal libro "BUFALA"
1200 gr di provola di bufala affumicata
500 gr di latte di bufala campana
liquido di governo della mozzarella (la chef non lo specifica ma io ne ho messo 100 gr)
pistilli di zafferano q.b
100 gr di amido di mais
procedimento
Sciogliere la provola di bufala affumicata al microonde e recuperarne il latte. Unirlo al latte di bufala, all'acqua di governo della mozzarella e versare tutto in una pentola insieme all'amido di mais e ai pistilli di zafferano. Far addensare e aggiustare di sale se necessario